sabato 23 novembre 2013

Se navighi in Internet lo devi a lui, sacerdote e gesuita

Padre Busa, pioniere della linguistica sul web

Padre Roberto Busa ha dedicato quasi 70 anni della sua vita allo studio dell'informatica linguistica. Inventò l'ipertesto attivo di Internet.

 «Se navighi in Internet, lo devi a lui. Se usi il pc per scrivere mail e documenti di testo, lo devi a lui. Se puoi leggere questo articolo, lo devi, lo dobbiamo a lui». Così, parafrasando un titolo ispirato all’inventore della penicillina Fleming, l’Osservatore romano rende omaggio a padre Roberto Busa, gesuita e scienziato, linguista e pioniere informatico, morto ieri a quasi 98 anni nella residenza della Compagnia di Gesù a Gallarate.

Il giornale vaticano ricostruisce l’invenzione dell’ipertesto per Internet, anticipata dal gesuita una quindicina di anni prima degli studiosi statunitensi, e il rapporto di Busa con il fondatore dell’Ibm Thomas Watson, che finanziò il suo «Index Tomisticus», al quale il religioso ha lavorato per 40 anni. Nel 1949 «il gesuita s’era messo in testa di analizzare l’opera omnia di san Tommaso: un milione e mezzo di righe, nove milioni di parole (contro le appena centomila della Divina Commedia). Aveva già compilato a mano diecimila schede solo per inventariare la preposizione ’in’, che egli giudicava portante dal punto di vista filosofico. Cercava, senza trovarlo, un modo per mettere in connessione i singoli frammenti del pensiero dell’Aquinate e per confrontarli con altre fonti. In viaggio negli Stati Uniti, padre Busa chiese udienza a Thomas Watson, fondatore dell’Ibm. Il magnate lo ricevette nel suo ufficio di New York. Nell’ascoltare la richiesta del sacerdote italiano, scosse la testa: ’Non è possibile far eseguire alle macchine quello che mi sta chiedendo. Lei pretende d’essere più americano di noi. Padre Busa allora estrasse dalla tasca un cartellino trovato su una scrivania, recante il motto della multinazionale coniato dal boss - Think, pensa - e la frase «Il difficile lo facciamo subito, l’impossibile richiede un pò più di tempo». Lo restituì a Watson con un moto di delusione. Il presidente dell’Ibm, punto sul vivo, ribattè: 

«E va bene, padre. Ci proveremo. Ma a una condizione: mi prometta che lei non cambierà Ibm, acronimo di International business machines, in International Busa machines». «È da questa sfida fra due geni - ricorda l’Osservatore romano - che nacque l’ipertesto, quell’insieme strutturato di informazioni unite fra loro da collegamenti dinamici consultabili sul computer con un colpo di mouse», che l’americano Ted Nelson definì soltanto nel 1965.


Secondo di cinque figli di un capostazione padre Busa era nato a Vicenza il 28 novembre 1913, a 16 anni era entrato nel seminario di Belluno dove aveva fatto amicizia con Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I. È stato tra i pionieri dell’uso dell’informatica per l’analisi del testo, la lessicografia e la ricerca bibliografica. Grazie all’opera da lui iniziata, la lessicografia e l’ermeneutica testuale ricevono un contributo decisivo dall’informatica linguistica. Padre Busa ha fondato nel 1992 la Scuola di Lessicografia ed Ermeneutica, costituita all’interno della facoltà di filosofia della Pontificia Università Gregoriana. Lo scienziato gesuita risiedeva dagli anni Sessanta all’ Aloisianum di Gallarate, assieme ai grandi decani gesuiti, tra cui il cardinale Carlo Maria Martini di cui era amico e interlocutore. Molti i legami con Varese e Gallarate, città di adozione che ha visto, con Rosa Piantanida Bassetti, la nascita dei primi atti di mecenatismo industriale e di cui l’Aloisianum stesso è un’espressione. Tra i libri più recenti, tutti pubblicati, negli scorsi anni, dalla casa editrice Spirali, «Rovesciando Babele ossia tornare alle radici d’ogni lingua» e «Quodlibet, briciole del Mio Mulino» forse l’opera più aperta e pubblica dello scienziato. 

da un articolo su: La stampa 18/08/2011

1 commento:

  1. complimenti, ottimo blog sul tema rapporto scienza/fede, mi ha fatto scoprire cose belle.

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